La storia dell’olio toscano

In Toscana da secoli si coltivano olive di alta qualità, punto di partenza di un rinomato olio toscano che attraversa il tempo e le frontiere. L’olivicoltura è infatti un elemento fondamentale della tradizione agroalimentare toscana, imprescindibile protagonista del bagaglio enogastronomico, paesaggistico e culturale di questa splendida regione.
Come riporta la guida

Flos Olei 2016, esistono molte testimonianze storiche che riportano la presenza dell’olivo di qualità selvatica nelle zone del litorale già in età preistorica. La sua fortuna, però, incomincia verso la fine del Medioevo, periodo in cui le coltivazioni sono diffuse in tutta la Toscana, fatte salve le pianure del fondovalle e i territori argillosi.
L’olio toscano ha conosciuto un ulteriore incentivo grazie all’opera politica dei Medici, che bonificarono boschi e paludi per ricavare aree coltivabili. Nonostante questa espansione verso Nord abbia comportato la perdita del 70 per cento del patrimonio olivicolo durante il grande gelo del 1985, oggi in Toscana il settore è completamente attivo, grazie a una gestione del territorio razionale e di qualità, ripartita tra grandi e piccoli produttori.
Chianti, Colli Fiorentini, le falde del Monte Albano, i Colli Senesi, la Rufina, i Colli Aretini, la provincia di Lucca, le colline Pisane, livornesi e grossetane sono le aree dedicate alla coltivazione e produzione dell’olio toscano, con 17 milioni 436.734 piante. Sono quasi 78mila le aziende impiegate nel settore.
La varietà dominante è la pregiata frantoio, alla quale si affiancano le cultivar di moraiolo, leccino, pendolino e correggiolo, così come le cultivar più tipicamente toscane, tra le quali arancino, ginestrino e melaiolo.
Dal 1997 l’olio toscano è tutelato dal marchio IGP Toscano, che coinvolge tutta la regione con otto sottozone: non mancano poi quattro DOP certificate, nelle zone del Chianti Classico, Terre di Siena, Lucca e Seggiano.

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